rubicameran
Graziano Cossu - Dalla celluloide alla tela

Sabato 26 e Domenica 27 maggio 2018 - Piazza delle Colonne

Dalla celluloide alla tela

Esposizione quadri con laboratorio di disegno e pittura per bambini.

Graziano Cossu nasce a Milano nel 1966. Durante il servizio in Marina Militare come volontario, frequenta l'istituto tecnico geometri conseguendo il diploma nel 1994 e successivamente la scuola serale di cinematografia Laboratorio Cinema '87 in Roma; consegue l'attestato in regia cinematografica nel 1997. Con la scuola realizza due cortometraggi e si dedica anche alla sceneggiatura e alla pittura ad olio. L'ambiente del cinema è però tra i più inaccessibili. Tornato a Milano e congedatosi dalla Marina nel 2000, trova impiego come operaio in aziende milanesi. Avvicinarsi al mondo della celluloide, dopo molti anni e lontano da Roma, diventa utopico e l'impegno artistico rivolge quasi esclusivamente sul disegno e la pittura. Poi, improvvisamente, si ricorda di un vecchio racconto abbozzato nel 1978, all'età di dodici anni, e tenta la via della scrittura. Scrivere un racconto non è come scrivere una sceneggiatura, due modi differenti di scrivere, ma l'avventura del libro lo ispira e dopo tre anni (2009-2011) lo porta a termine, completamente stravolto da quella che era l'idea primaria.
RUBICAMERAN e La Scoperta degli Elementi è la sua prima opera letteraria. Si racconta che questo libro per ragazzi l'autore l'abbia scritto anche nella speranza di sollevare l'interesse di qualche casa di produzione cinematografica.
Per l’arte visiva quale disegno e pittura, risulta oggi molto rara l’esecuzione a pastello, tecnica usata per lo più negli anni trascorsi in Marina, mentre da quindici - vent’anni a questa parte i lavori sono quasi sempre eseguiti con la tecnica olio su tela. Il genere che predilige l’artista è il ritratto, seguito dai paesaggi ma piuttosto spogli (scogliere, mare aperto, praterie) esenti quasi sempre da figure umane. Crea anche pittura sperimentale, temi dai colori fantastici o vedute “compresse” in orizzontale in modo da occupare una tela di dimensioni compatte ma che alla vista attraverso lenti anamorfiche il paesaggio assume la dimensione normale; una tela “compressa” di misura cm.50x50 ad esempio, risulta poi in veduta normale di cm.50x100 o 50x120. A tale pittura sperimentale l’artista dovrebbe creare una serie di dipinti nominati appunto “gli anamorfici”.